Nonostante sia uscita dai radar, la guerra in Ucraina continua. Sebbene i due presidenti millantassero entrambi la qualità del loro operato, appare che qualcosa, dal lato dell’Ucraina, inizia a scricchiolare.
Quella che era una guerra di difesa – o almeno così veniva interpretata su entrambi i fronti – è diventata de facto una guerra di logoramento caratterizzata da una continua offensiva. La Russia non ha mai smesso di mettere pressione agli avversari sui territori da lei rivendicati, mentre Zelensky ha ordinato alle truppe di attenuare le linee di difesa per mettere in pratica una manovra a tenaglia che avrebbe dovuto far desistere gli avversari dall’avanzare. La strategia non ha dato i suoi frutti, dato che i russi hanno continuato la loro marcia senza dare troppa importanza alla penetrazione delle truppe ucraine nel loro territorio, acquisendo un vantaggio posizionale non indifferente.
A sostenere l’Ucraina c’è tutto il complesso bellico occidentale, a partire dagli Stati Uniti fino alla nostra Leonardo. Sull’altro fronte si schierano prevalentemente gli stati satelliti della Russia (Bielorussia e gli -Stan principalmente), con un assetto non ben definito fra il puramente difensivo e il rinforzo offensivo. La Cina si prefigura invece come un elemento quasi neutro, che non condanna la Russia nè fornisce aiuti militari. Ciò è necessario in virtù del fatto che la Cina, nel caso dovesse condannare l’aggressione russa, condannerebbe anche il suo tentativo di inglobare Taiwan, punto dell’agenda del Partito che viene sempre rimandato di un po’ ma mai cancellato.
Dato il complesso scacchiere, il quale si interseca con l’ancora più complesso quadro globale, una svolta violenta è probabile che sia alle porte. La Russia ha testato il suo nuovo missile ipersonico Oreshnik sul suolo avversario, facendo affiorare proteste in tutta la comunità politica mondiale. Anche la nostra premier, che non condanna gli attacchi missilistici di altri paesi come Israele, ha colto la palla al balzo per chiedere all’UE e agli States di fornire un supporto all’Ucraina più consistente, anche con armi offensive. La proposta è stata anche formulata dal Presidente uscente Biden, che ha dichiarato di voler fornire all’Ucraina un nuovo pacchetto di armi contenente anche missili balistici e carri armati.
Le prese di posizione dei vari leaders occidentali sono in netto contrasto con i fatti del conflitto. Zelensky, infatti, sta venendo meno alla legge da lui proposta secondo il quale sarebbe illegale trattare col nemico, aprendo la strada ad una pace con annessione di territori da parte della Russia. Al contempo, il rinforzo delle linee di difesa alimenta le minacce del Presidente russo, che minaccia di una guerra mondiale, anche nucleare, in caso di un intervento da parte di paesi partecipanti o affini alla NATO.
Sebbene questa sia un’evenienza molto lontana, dato che lo stesso Putin è ben consapevole che l’utilizzo del nucleare comporterà la reciproca distruzione, non è improbabile immaginarsi un’evoluzione dello scenario bellico dove si aprono più fronti. Ciò se non teniamo conto il resto dello scacchiere globale che ci suggerisce già che questa "seconda guerra fredda", tanto fredda non è. È chiara una cosa sola, fra genocidi, occupazioni e crimi di guerra la legge internazionale risulta inefficace e che a pagare le conseguenze della minoranza governatrice è sempre la maggioranza dei comuni cittadini.
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