di Massimiliano Catapano
Un dramma sconvolgente ha colpito una famiglia di Agropoli, nel Cilento, dove una donna di 41 anni ha dato alla luce un bambino privo di vita alla 37esima settimana di gravidanza. La vicenda ha immediatamente sollevato dubbi sull’assistenza ricevuta nei giorni precedenti al parto, portando la coppia a presentare una denuncia ai carabinieri. La Procura ha aperto un’indagine per far luce sull’accaduto e valutare se vi siano state negligenze mediche. Secondo quanto ricostruito, la donna, al nono mese di gravidanza, si sarebbe recata nello studio del suo ginecologo di fiducia ad Agropoli dopo aver notato l’assenza di movimenti del feto. Una condizione preoccupante che avrebbe spinto la futura mamma a cercare risposte e rassicurazioni. Il medico, dopo averla visitata, l’avrebbe tranquillizzata, escludendo problemi significativi e invitandola a tornare a casa. Tuttavia, il giorno successivo, persistendo l’assenza di segnali da parte del bambino, la paziente avrebbe nuovamente contattato il ginecologo, ricevendo ulteriori rassicurazioni telefoniche.
Nonostante le parole del medico, l’ansia della coppia è cresciuta fino a spingerli a rivolgersi, in via precauzionale, all’Istituto Clinico Mediterraneo di Agropoli. Qui, un’ecografia d’urgenza ha rivelato l’assenza del battito cardiaco fetale. Scioccati dalla notizia, i coniugi si sono immediatamente trasferiti all’ospedale di Salerno, dove i sanitari non hanno potuto far altro che confermare il decesso del feto e procedere con l’intervento per l’asportazione. Un evento devastante che ha spinto i genitori a presentare formale denuncia, chiedendo il sequestro della salma del neonato, delle cartelle cliniche e l’esecuzione di un’autopsia per verificare se l’operato del ginecologo sia stato conforme ai protocolli medici. I carabinieri della compagnia di Agropoli hanno subito raccolto la testimonianza della coppia e informato la Procura di Salerno, che ora coordina le indagini per accertare eventuali responsabilità professionali. La comunità locale è scossa, mentre la famiglia si stringe nel dolore. Intanto, le autorità sanitarie e giudiziarie lavorano per ricostruire ogni passaggio, dalla prima visita in studio alla tragica scoperta. L'obiettivo è fare piena chiarezza su un episodio che, se confermate eventuali omissioni o errori, potrebbe configurarsi come un grave caso di malpractice medica.
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